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LA CORONA MISTERICA

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Ultima cena L'icona presenta l'Ultima Cena nel momento in cui Cristo ha appena detto: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà” (Gv 13,21). I discepoli, guardandosi l'un l'altro, si domandano chi sia il traditore. Pietro fa un cenno a Giovanni che è seduto vicino a Gesù, dicendogli: “Di', chi è costui a cui si riferisce?”. Cristo risponde: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà” (Mt 26,23). Ed ecco, il traditore è Giuda; egli è vestito di azzurro e rosso, tonalità brillanti e sfarzose, simbolo dell'amore al mondo e alla sua gloria. Il Mistero pasquale si compie: Cristo si prepara a passare da questo mondo al Padre. Egli è l'Agnello “condotto al sacrificio, immolato verso sera”, come dice Melitone di Sardi nell'Omelia sulla Pasqua. Il manto nero che lo avvolge sta a significare la sua passione e morte: è notte. Cristo entra nelle tenebre del peccato prendendo su di se' il tradimento, l'inimicizia, il rifiuto. Sulla tavola sono presenti i segni dell'Eucaristia: la coppa del vino e il pane. “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Il pane azzimo non è più soltanto il segno della liberazione dalla schiavitù dell'Egitto, come per gli ebrei, ma il Corpo di Cristo consegnato per tutti gli uomini; così come la coppa del vino non è più soltanto il segno dell'entrata nella Terra di Canaan, ma il Sangue della Nuova Alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati. L'Eucaristia viene dunque così a innestare ogni cristiano nella Pasqua di Cristo, nel suo passaggio dalla morte alla Vita Eterna.
Fino al IV secolo la Natività ed il Battesimo del Signore erano celebrati lo stesso giorno, il 6 gennaio, perché il Battesimo è, in un certo senso, il completamento della Natività. “Nella sua natività – dice San Girolamo – il Figlio di Dio venne al mondo in modo nascosto, nel Battesimo appare in modo manifesto”. Prima Egli non era conosciuto dal popolo, con il Battesimo si rivela a tutti. Lo Spirito Santo accompagna la crescita naturale e progressiva del Cristo: “cresceva in sapienza, età e grazia” (Lc 2,52). Nel Battesimo i cieli si aprono e lo Spirito Santo discende su di Lui come una colomba. “E si sentì una voce dal cielo: Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,11). Cristo si rivela realmente Figlio nelle sue due nature “vero Dio e vero Uomo”. Il Battesimo di Gesù è la sua Pentecoste personale, la discesa dello Spirito Santo e la manifestazione della SS. Trinità. Per questo la formula battesimale piena sarà: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Cristo con la sua mano destra benedice le acque e le prepara a divenire le acque del Battesimo per rigenerare l'uomo a vita nuova nel “Lavacrum” purificatore del sacramento. In un inno della festa ortodossa del Battesimo di Gesù, questi dice a Giovanni: “Profeta, vieni a battezzarmi… io ho fretta di far perire il nemico nascosto nelle acque, il principe delle tenebre, per liberare il mondo dalle sue reti donandogli la vita eterna” perciò Gesù entra nel Giordano, immagine della sua sepoltura. Infatti le acque non santificate che ricordano la morte – diluvio, sono chiamate “sepolcro fluido”. San Giovanni Crisostomo commenta: “L'immersione e l'emersione sono immagine della discesa agli inferi e della Risurrezione”. Giovanni Battista è vestito di pelli, segno del suo essere profeta e martire. E' il testimone della sottomissione del Cristo, della sua “kenosis”. In lui tutta l'umanità riconosce l'amore divino per noi. L'albero con la scure è immagine del ministero profetico di chiamata a conversione che il Battista annuncia; è il compimento della parola evangelica: “Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3,1). Gli angeli sono i diaconi nel servizio liturgico del Battesimo, pronti per asciugare e rivestire il battezzato. Per questo hanno nelle loro mani i vestiti di Cristo. Battesimo di Gesù
Natività La festa della Natività è chiamata anche “Pasqua” e “Festa delle luci”. “Pasqua” perchè già prefigura la Pasqua di Risurrezione, “Festa delle luci” perché è la manifestazione della luce del Dio Trino e Unico. E' la festa dell'Incarnazione. Dio diviene Uomo per restituire all'uomo l'antica immagine e la dignità di figlio di Dio. Il grido di Isaia è il grido di tutta l'umanità: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19). La natività è la risposta di Dio: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo” (Lc 1,35). Ora tutto è nuovo! E' la Ri-Creazione. La stella di Betlemme che illumina e guida tutti i personaggi dell'icona è il segno dell'intervento di Dio sulla terra. Il raggio che sale dalla stella significa l'essenza unica di Dio. I tre raggi che ne escono indicano la partecipazione delle tre Persone divine all'economia della salvezza. La mangiatoia è a forma di tomba e prefigura la morte di Cristo rifiutato dal suo popolo fin dalla nascita. Scrive il profeta Isaia: “Il bue conosce il proprietario e l'asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1,3). Le bende con cui il bambino è fasciato saranno abbandonate nel sepolcro come prova della sua Risurrezione. L'oscurità della grotta è l'inferno. Cristo situa la sua nascita in fondo agli inferi e noi contempliamo, adagiato nella mangiatoia, “l'agnello di Betlemme che ha vinto il serpente e dato la pace al mondo”. Il bambino Gesù è già l'Uomo dei dolori di Isaia. In basso a sinistra c'è il fonte per il bagno del neonato, prima azione pienamente umana che dimostra che il Messia atteso è venuto ed è veramente Figlio dell'Uomo. E anche segno del Battesimo. Accanto al fonte, l'albero simbolo del Bambino, è il compimento della profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore” (Is 11,1-2). Fuori dalla grotta, nel gran manto purpureo, colore della regalità, è la Vergine Maria. Senza di Lei, senza la Chiesa, non si può giungere a Gesù. Il suo sguardo è fisso nella contemplazione: “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Le tre stelle sulla fronte e sulle spalle indicano la sua verginità prima, durante e dopo il parto. Alla destra, in basso, è situato Giuseppe in profonda meditazione. E' assalito da dubbi. Davanti a lui sta il demonio nelle sembianze del pastore Tirso. Gli apocrifi riferiscono la sua parola tentatrice: “Come questo bastone non può produrre fronde così un vecchio come te non può generare e, d'altra parte, una Vergine non può partorire”. Ma subito dopo il bastone fiorirà. Nella persona di Giuseppe l'icona racconta la tentazione universale che continua attraverso i secoli: non esiste Dio, esiste solo il mondo visibile; non esiste una nascita soprannaturale, perché è impossibile che la natura divina si incarni. L'aureola intorno alla testa di San Giuseppe già lo fa vincitore della tentazione. In alto, a sinistra, si vedono i Magi. Dio li conduce all'adorazione come segno e primizia delle nazioni. Essi portano in dono al Bambino: oro, incenso e mirra, segni della sua regalità, della sua divinità e della sua passione. Gli angeli, al centro, adorano il Bambino con le mani coperte per dimostrare la sua regalità. L'angelo, in alto a destra che si china verso i pastori, esprime la tenerezza della protezione dell'angelo custode. Tutta l'icona trasmette gioia, perché “Il cielo e la terra oggi si uniscono. Oggi Dio è venuto sulla terra e l'uomo è risalito ai cieli”. Aggiunge San Massimo: “Soltanto chi penetra oltre la croce e il sepolcro ed è iniziato al mistero della Risurrezione comprende il fine per il quale Dio ha creato ogni cosa”.
Cristo è morto e discende agli inferi. Nel silenzio del Sabato Santo, sulla terra è il giorno del dolore, ma agli inferi è già Pasqua. Cristo vi discende come il sole che dissipa per sempre le tenebre della morte. L'icona significa ciò che canta il mattutino del Gran Sabato nella liturgia orientale: “Tu sei disceso sulla terra per salvare Adamo, ma non trovandolo sulla terra, o Signore, sei andato a cercarlo negli inferi”. L'Amore si è donato gratuitamente e totalmente per andare in cerca della pecora perduta; è sceso sino alle profondità degli inferi per strappare gli uomini dalla schiavitù del peccato e della morte e per introdurre tutta l'umanità nella sala delle nozze, nel Paradiso. Cristo ha attraversato la morte, simboleggiata dal cerchio nero, ed ora, inserito nelle due sfere paradisiache, afferra Adamo e lo attira a se'. E' l'incontro tra il primo e il secondo Adamo: il Nuovo restituisce al primo l'immagine e la somiglianza con Dio “Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la Risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1 Cor 15,2 1-22). Di fronte ad Adamo si trova Eva, la madre di tutti i viventi, anch'essa tende le braccia verso il Salvatore. Le sue mani sono coperte perché toccarono il frutto proibito. Cristo Re ha una veste dorata, risplendente della gloria divina; Egli sovrasta gli abissi, sotto di lui cadono infrante le porte degli inferi. I due gruppi di figure rappresentano i profeti e i giusti che attendono il Salvatore. Alla sinistra si riconoscono: il re Davide, Salomone, e Daniele con il copricapo di foggia babilonese. Più vicino a Gesù, Giovanni Battista che ripete il suo gesto di testimone. Alla destra si trovano Mosè con le tavole della Legge, Abramo dal volto rugoso e Noè con le vesti screziate dei colori dell'arcobaleno; essi sono testimoni dell'Alleanza. Tutti riconoscono il Signore nel quale hanno sperato: in Lui si compiono la Legge e le promesse. “Strappa dal carcere la mia vita, perché io renda grazie al tuo nome: i giusti mi faranno corona quando mi concederai la tua grazia” (Sal 142,8). Cristo liberatore annuncia il vangelo ai prigionieri: ogni cristiano partecipa di questo zelo apostolico per il destino di tutti coloro che in questo mondo sono agli inferi, seduti nelle tenebre e nell'ombra della morte. La discesa agli inferi
La tomba vuota Il racconto evangelico non dice niente sulle circostanze della Risurrezione e l'iconografia rispetta questo Mistero, perciò la Risurrezione di Cristo non è mai rappresentata come una figura, ma sempre come la tomba vuota. E' l'alba; le donne si recano al sepolcro. Hanno nelle mani piccoli sacchetti contenenti oli aromatici e mirra per imbalsamare il corpo di Gesù. Le loro vesti hanno colori crepuscolari: le ombre della notte stanno cedendo all'aurora. Dal lato opposto, un angelo in vesti dorate: in lui traspare la luce del giorno senza tramonto che Cristo ha inaugurato. Il messaggero celeste è seduto sulla pietra che chiudeva il sepolcro e che è stata rotolata via. Al centro, la tomba è vuota. La Vita è altrove. L'icona, nel ciclo delle pitture, è situata in posizione simmetrica all'Annunciazione. Come in quella, un angelo porta la Buona Notizia: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato” (Lc 24,5). Le donne ricevono e custodiscono nella fede questo annuncio. L'angelo indica la tomba e le bende mortuarie. Notiamo qui le analogie con la Natività: la grotta buia, la mangiatoia-sepolcro e le fasce-bende. Queste hanno avvolto il corpo mortale del Re e vengono sciolte dalla Risurrezione.Il mistero dell'Incarnazione è giunto a compimento. Si apre una nuova era: “Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,16-17). Delle tre donne, una sola ha l'aureola. E' la Maddalena, la donna peccatrice trasformata dall'amore di Cristo. Essa è immagine della Chiesa, alla quale il Signore ha donato una nuova natura, rendendola conforme a se', sua sposa. Ecco, la Chiesa incontrerà Cristo nello Spirito; lo vedrà nell'evangelizzazione; potrà donare la vita per annunciare a tutti gli uomini che essi hanno un Padre nel cielo.
Cristo Risorto appare ai discepoli la sera stessa della domenica di Risurrezione. Il suo corpo glorioso non è più soggetto alle leggi naturali: può attraversare le porte chiuse. Tuttavia Cristo porta ben visibili i segni della Passione; Lui stesso li mostra: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!” (Lc 24,39). Nella corona misterica questa icona è contrapposta a quella della Trasfigurazione. Se durante la sua vita terrena, sul Tabor, Cristo ha folgorato i discepoli con lo splendore della gloria divina, in vista dello scandalo della croce, ora che è risorto, invita a riconoscere nel suo corpo glorioso il Crocifisso, l'uomo Gesù vincitore della morte. Anche i colori delle sue vesti lo indicano: la tunica porpora simbolo della natura umana è ricoperta dal manto azzurro segno della sua divinità. Egli è in piedi, al centro della composizione, nelle sue braccia aperte si riuniscono i due gruppi dei discepoli che lo accolgono pieni di stupore. Essi guardano il suo volto sereno, pervaso di tenerezza: il suo potere è l'amore. Ha il cuore trafitto perchè ogni uomo, per quanto peccatore, possa essere raggiunto dal suo perdono: “Le grandi acque non possono spegnere l'amore, né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,7). Cristo appare agli Apostoli impauriti dicendo: “Pace a voi!” Shalom, Pace! Questo è il dono del Risorto. Egli abbatte ogni divisione. E' totale comunione. “Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia” (Ef 2,14). In questa icona è importante notare che i due Apostoli in primo piano sono, alla sinistra San Pietro e, alla destra Sant'Andrea. Essi rappresentano rispettivamente la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente. Nel Concilio di Firenze (1439-45) fu cercata una possibile unione tra le due Chiese. L'icona vuole essere auspicio che questa unione possa presto realizzarsi. Apparizione di Cristo
La crocifissione L'amore prende su di se' il peccato del mondo per perdonare ogni peccatore.La croce è l'albero della vita piantato sul Calvario. Il Figlio di Dio si presenta al Padre come Figlio dell'Uomo: “Ecce homo” (Gv 19,5). La divinità si eclissa. Il Dio – uomo si identifica con il primo Adamo, ma il “Nuovo Adamo” sarà obbediente fino alla morte. Il piede della Croce è su una caverna nera dove riposa la testa di Adamo. Non è forse il Golgota il “luogo del cranio”? Nel progenitore tutta l'umanità è bagnata dal sangue di Cristo. Sulla croce Cristo compie la parola del Vangelo:”Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20). Lui reclinerà il capo sulla croce, nella volontà del Padre. Le sue braccia aperte sono segno della totale donazione. Maria e Giovanni sono ai piedi della croce. Questa icona coglie il momento in cui Cristo, rivolgendosi a Maria, le dice: “Donna, ecco tuo figlio” e al discepolo: “Ecco la tua madre” (Gv 19,26-27). Maria tende le sue mani in segno di accoglienza: in Giovanni essa riceve ogni cristiano. Il suo seno che ha portato il Figlio di Dio ora porta tutti noi. E' la nostra Madre. La sua testa abbassata e i suoi occhi socchiusi sembrano ripetere: “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1,38). I Padri indicano Maria quale prima martire, poiché partecipa completamente alla Passione del Figlio. Infatti secondo la profezia di Simeone, una spada le trapasserà l'anima. Essa dona il Santo per ricevere il peccatore. Lo sfondo architettonico mostra le mura di Gerusalemme. Gesù è l'uomo dei dolori sul cui capo ricadono tutti i peccati del popolo. Egli ha sofferto fuori dalle mura della città portando con se' la gloria del tempio; Lui offre il vero culto a Dio nel nuovo tempio che è il suo corpo crocifisso per amore.
Fin dai primi secoli la Tradizione della Chiesa e dei santi Padri professa la sua fede nell'elevazione al Cielo della Vergine. La festa è celebrata in Oriente già dal VI sec., sempre col nome di “Dormitio o Koimesis”. In Occidente, invece, appare più tardi (VII e VIII sec.) e a partire dal IX sec. è chiamata “Assunzione”. Nel 1950 Pio XII ne definì il dogma affermando: “Maria, la Madre di Dio Immacolata e sempre Vergine, dopo essere giunta al termine della sua vita terrena, è stata elevata in anima e corpo alla gloria celeste” (Acta Apostolicae Sedis 42, pag. 770). Nelle parole di Pio XII si delineano i fondamenti dottrinali dell'Assunzione di Maria: la sua divina e immacolata maternità e la sua perpetua verginità. Maria è madre di Dio. In lei la natura divina di Cristo si è fatta carne. Nuovo tempio, ha portato in se' la SS. Trinità. Recita un inno dell'Assunzione: “Accogli presso di te, o Padre buono, l'anima della Madre mia benedetta, colei che ha ricevuto in se' il Figlio tuo Unigenito nel mondo. Accogli il tuo Tempio Santo, che è stato la dimora del tuo Santo Spirito. Accogli, o Padre buono, il roveto che ha portato in se' il fuoco della tua divinità e non ne è stato consumato”. Maria è “dimora di Dio”, completamente consacrata a Lui sia nel corpo che nell'anima. L'intima unione di Maria con la divinità si esprime nella sua purezza verginale che conserverà prima, durante e dopo il parto. Il corpo di Maria tutto santo non poteva conoscere la corruzione del sepolcro. Dopo l'Assunzione Maria, con materna sollecitudine, partecipa ancor più profondamente all'opera del Figlio suo: la salvezza del mondo. Vi partecipa con la sua preghiera e la sua intercessione. Maria è la mediatrice di ogni grazia. L'icona della Dormitio è un canto alla vittoria di Cristo sopra la morte. Per questa vittoria il corpo di Maria entra, come prima tra gli eletti, nella gloria di Dio. L'Assunzione è così annuncio e promessa della Risurrezione dei nostri corpi alla fine dei tempi. Come Maria anche noi parteciperemo alla gloria di Cristo, con il nostro corpo trasformato. Per la composizione di questa icona i pittori si sono ispirati ai Vangeli apocrifi (in gran parte scritti tra il II e il V sec.). Gli apocrifi raccontano che per un ordine divino gli Apostoli, dispersi in ogni parte della terra ad evangelizzare, furono trasportati sulle nubi dagli angeli a Gerusalemme, presso la casa di Maria per servirla, ricevere la sua benedizione ed essere testimoni della sua gloria. Secondo gli apocrifi, San Tommaso arrivò a Gerusalemme quando la Vergine era già stata sepolta sul Monte degli Olivi. Corso là, la vide mentre saliva al Cielo. Maria gli diede la cintura che indossava per la sepoltura. Tommaso la baciò e la mostrò agli altri Apostoli. Così quando al sepolcro non trovarono più il corpo di Maria, la cintura divenne la prova della sua Assunzione, perciò nell'icona, alla destra, al posto di San Tommaso assente, è raffigurato San Paolo. Gli Apostoli, intorno al letto della Vergine, esprimono una profonda tristezza perché hanno perduto colei che, oltre ad essere Madre di Dio, è anche Madre loro. San Pietro, alla sinistra, incensa il corpo della Vergine. Maria “dorme” con le mani incrociate sul petto e la testa leggermente alzata su un letto riccamente adornato. Intorno al suo corpo c'è il manto di color porpora “maphorion”, segno della sua regalità. Accanto al letto è raffigurato il cero pasquale usato durante la Liturgia dei defunti. Secondo la Tradizione la Vergine lo accese quando l'Angelo le annunziò l'imminenza della sua morte. Centro della composizione è il Cristo Risorto che sorregge nelle mani l'anima di Maria fasciata con le bende mortuarie. L'aureola color verde scuro, intorno al Cristo, è piena di angeli e arcangeli. Le schiere degli angeli sono chiamate a partecipare a questo solenne avvenimento e scortare la Madre del Re al Cielo. Nella parte superiore dell'icona si vede Maria, con una veste bianca, seduta in trono. E' al centro di un'aureola formata da tre cerchi, simbolo della Trinità. Secondo gli apocrifi gli angeli che portarono Maria in Cielo sono Gabriele e Michele. Sopra l'aureola si vede un tratto di Cielo, le cui porte si aprono per accogliere la Madre di Dio. Dormitio Mariae
Cristo Pantocrator Sopra la sede presidenziale c'è Cristo Pantocrator; ossia l'Onnipotente, che viene alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità a giudicare la terra. L'icona svela la verità della potenza di Dio che era stata nascosta sotto le spoglie mortali del Cristo. Sulle mani e sui piedi si vedono le piaghe della crocifissione e dell'umiliazione che patì per amore nostro. E' lui il Figlio dell'Uomo annunziato dalle Scritture, che disprezzato e deriso nella sua prima venuta nel mondo, viene ora nella sua seconda venuta come giudice giusto per giudicare i vivi e i morti: “Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'Uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra e vedranno il Figlio dell'Uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli” (Mt 24,30-31). Nella sua mano sinistra tiene il Libro della Vita, su cui si legge “Amate i vostri nemici” (Mt 5,44), queste parole sono il cuore della Nuova Alleanza e immagine dell'uomo nuovo. Infatti Gesù è, allo stesso tempo l'immagine di Dio e dell'uomo. In lui, vincitore della morte e Signore di tutto ciò che schiavizza l'uomo, queste parole sono ora realizzabili nella nostra vita, e su di esse saremo giudicati. Nella pagina a destra del Libro della Vita si legge: “Vengo presto” (Ap 22,20).
Sono parole di incoraggiamento, un invito alla perseveranza, per mantenere salda la nostra fede perché anche noi possiamo dire con San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione” (2 Tim 4,7-8). Sotto l'immagine del Cristo Pantocrator, durante le celebrazioni il presbitero, icona vivente di Cristo, fa pensare alle parole del prefazio della notte di Natale, in cui la Chiesa ringrazia il Padre perché “nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all'amore delle cose invisibili”.
Il Pantocrator esprime infatti l'attesa escatologica dell'Assemblea cristiana, che sperimenta, durante la Celebrazione Eucaristica, la presenza viva del Cristo. Questa esperienza la conferma nella fede e accende in lei il desiderio della venuta finale del Signore, che segna la vittoria definitiva sul male e sulla morte. Perciò la Chiesa, in un grido pieno di speranza, esclama: “Vieni Signore Gesù!”. La centralità dell'immagine svela anche l'orientamento della storia verso il suo punto conclusivo: l'incontro con Cristo che viene. Il nostro mondo tende ad un fine, non di disfatta e di vuoto, ma di pienezza di vita in Dio. Il Cristo Pantocrator converge a se' tutto il ciclo pittorico. E' il centro di tutta la corona misterica. Per questo la sua figura, catturando per prima lo sguardo, si stacca dal fondo dell'oro e sembra quasi venire incontro a chi entra nella Chiesa e farci partecipi della sua trasfigurazione finale e vittoriosa, come esprimono le sue vesti bianche, segno della sua divinità. Anche i cristiani, che nel Battesimo hanno sconfitto il principe di questo mondo, cioè il diavolo, sono rivestiti della natura di Dio e indossano vesti candide all'uscita dal fonte battesimale: “Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerà il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerà davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli” (Ap 3,5).Sulla sinistra ci sono le pitture che rappresentano la vita terrestre di Cristo: l'Annunciazione, la Natività, il Battesimo e la Trasfigurazione, l'Entrata in Gerusalemme, l'Ultima Cena e la Crocifissione. Sulla destra le pitture che rappresentano la vita celeste, che già inizia col Sabato Santo: la Deposizione dalla croce, segue la Discesa agli Inferi, la Tomba vuota, l'Apparizione di Cristo Risorto agli apostoli, l'Ascensione al cielo, la Pentecoste e l'Assunzione di Maria “Dormitio”. Il Cristo con la mano destra benedice. Il suo corpo è inscritto nelle tre sfere cosmiche. La prima sfera è blu e rappresenta la terra. La seconda sfera è nera e rappresenta la morte che circonda la terra. La terza sfera è celeste e rappresenta il Cielo. Al centro la figura di Cristo spezza il cerchio della morte e unisce la terra al cielo. I quattro angoli rossi laterali sono immagine degli Evangelisti che annunciano e preparano la seconda venuta di Cristo nel mondo.
Il Signore con la sua discesa agli inferi ha annientato l'avversario e con la sua ascensione ha esaltato l'uomo. L'icona annuncia la ‘vittoria sulla morte, sull'inferno e lo scopo della salvezza: la nostra umanità è introdotta definitivamente nell'esistenza celeste tramite l'umanità di Cristo. Quindi la nostra patria è nei cieli: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatto rivivere in Cristo… Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù” (Ef 2,4-6). L'Ascensione è già l'inizio della Pentecoste che è la realizzazione della preghiera di Gesù: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (lo Spirito Santo) perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16). Il Cristo, in un cerchio di sfere cosmiche, da dove si irradia la sua gloria, stende la destra in un gesto di benedizione e di invio. “Alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il Cielo” (Lc 24,50-51). Sotto il segno di questa benedizione permanente gli Apostoli diventano il fondamento della Chiesa. Nella sinistra, Cristo tiene il rotolo delle Scritture che contengono l'annuncio della Buona Notizia. L'opera di salvezza è realizzata. Ora deve essere accolta liberamente da ogni uomo. Io l'invio ad evangelizzare: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole… Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). La gioia degli Apostoli esplode, malgrado la dipartita del Cristo, perché la promessa resta: “Io sono con voi e nessuno prevarrà contro di voi”. La Vergine, immagine della Chiesa, è rappresentata tra due angeli al di sotto di Cristo che ne è il capo. L'estremità delle braccia alzate degli angeli e i piedi della Vergine formano i tre punti di un triangolo simbolo della SS. Trinità, di cui la Chiesa è l'impronta. Gli Apostoli, divisi in due gruppi uguali, formano un cerchio e mostrano la Chiesa inscritta nel segno sacro dell'eternità e dell'amore tra il Padre e il Figlio. Nel gruppo degli Apostoli, alla destra della Vergine, c'è San Pietro, alla sinistra San Paolo, che certamente non fu testimone dell'Ascensione, ma che tuttavia appartiene al nucleo apostolico. Il Cristo è sostenuto nel suo allontanarsi da due angeli. Sono gli angeli che furono testimoni misteriosi e attoniti della sua Incarnazione. L'icona, invertendo la direzione del movimento del Cristo, rappresenta il ritorno del Signore: la Parusia. “Questo Gesù… tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in Cielo” (At 1,11).E' ciò che annunciano i due angeli tra gli Apostoli. ascensione
Trasfigurazione Un tempo ogni iconografo-monaco cominciava la sua “arte divina” dipingendo l'icona della Trasfigurazione per imparare che l'icona è dipinta non tanto con colori, ma con la “luce taborica” manifestazione dello Spirito Santo. Dio si comunica all'uomo come luce e come suono. Così si mostrò nell'apparizione sul monte Sinai e così si rivela ora nella Trasfigurazione del suo Figlio, sua Parola finale e definitiva. La luce è l'irradiazione di Dio, il dono che Dio fa di tutto se stesso. E' ciò che nella Scrittura si chiama “vedere faccia a faccia”. La Trasfigurazione è la visione di Dio, della SS. Trinità. Cristo appare nello splendore della sua gloria divina, simboleggiata dal candore delle vesti. “E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17,2) L'icona rappresenta il momento in cui Dio fa udire la sua voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt 17,5). La voce del Padre rivela la verità divina e sconvolge gli Apostoli ancora del tutto umani. C'è infatti un contrasto tra la pace che avvolge Cristo, Mosè e Elia e il movimento, in basso, degli Apostoli che cadono dalla cima scoscesa del monte. Pietro, a destra, è inginocchiato; Giovanni, al centro, cade voltando le spalle alla luce; Giacomo, a sinistra, fugge e cade all'indietro. La Trasfigurazione si può dire che non è solo del Signore, ma anche degli Apostoli che, per un istante, passarono dalla carne allo Spirito”. Ricevettero la grazia di vedere l'umanità di Cristo come un corpo di luce, di contemplare la sua gloria nascosta sotto la “kenosis”. La Trasfigurazione preannuncia quella che attende tutti i cristiani per opera dello Spirito Santo. Gesù mostra in se' la natura umana rivestita della bellezza originale. Elia e Mosè, con in mano le tavole della Legge, rispettivamente alla destra e alla sinistra del Cristo, sono i Profeti che preannunziano la venuta del Messia. Entrambi ebbero la visione di Dio: l'uno sul monte Carmelo, l'altro sul monte Sinai. I loro mantelli hanno forme affilate, “taglienti”, perché quando è proclamata “la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito… e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12 ). Il Cristo, al centro di cerchi concentrici, che rappresentano le sfere dell'universo creato, parla con loro della sua passione gloriosa. La luce che si sprigionò sul monte Tabor è la stessa che si manifesterà nella gloria della sua seconda venuta: la Parusia, definitiva instaurazione del Regno di Dio. Per questo preparando i suoi discepoli all'importanza dell'avvenimento Cristo dice: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il Regno di Dio venire con potenza” (Mc 9,1). La Trasfigurazione di cui Pietro, Giacomo e Giovanni sono i testimoni è una breve apparizione dell'ottavo Giorno, della “Nuova Terra” tra noi. Per questo Pietro, strabiliato dalla visione, voleva “piantare le tende” e installarsi nella Parusia, nel Regno prima che la storia dell'economia della salvezza giungesse a compimento. Pietro non riceve risposta, perché è solo attraverso la Croce che viene la Risurrezione e il Regno. Cristo si rivela agli Apostoli nello splendore della gloria divina, perché non si scandalizzino della sua Passione ormai vicina e comprendano che essa è volontaria. Il Signore è in verità lo “splendore del Padre”. La croce risplende già della luce della Pasqua. Dalla Trasfigurazione, visione di Dio, si attinge la forza per riprendere la missione apostolica. I Padri della Chiesa dicono che Dio si dona agli uomini secondo la sete che hanno di Lui, ma che il suo desiderio sarebbe di donarsi completamente, affinché i cristiani possano dissetare a loro volta il mondo. L'uomo illuminato dalla luce del Tabor conduce, attraverso di se', non solo l'umanità ma tutta la creazione a Dio: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; … e nutre la speranza di essere lei pure liberata, dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rom 8,19-21).
L'entrata di Gesù in Gerusalemme segna storicamente e liturgicamente l'inizio della settimana di Passione. Cristo entra nella città di Davide cavalcando un asinello e qui viene acclamato re, allo stesso modo che in antico venivano acclamati i principi del popolo di Israele. Egli è il Figlio di Davide, il Messia; il suo ingresso nella Città santa avviene secondo quanto annuncia il profeta: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, sopra un puledro, figlio d'asina” (Zc 9,9). Cristo nella mano sinistra ha un rotolo: “Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto che io faccia la tua volontà” (Sal 40,8-9). Egli sta andando a compiere la volontà del Padre; E' voltato verso gli Apostoli e dice : “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà” (Mt 20,18-19). Gli Apostoli, in ombra, non comprendono. Davanti a tutti sono Giovanni, il discepolo testimone della Passione, e Pietro, vestito di giallo in segno del suo rinnegamento. Questa veste lo contraddistinguerà sempre e vorrà ricordare anche a noi che possiamo portare i nostri tradimenti, sapendo che potremo essere santi, non appoggiandoci sulle nostre forze, ma sulla parola di Cristo che ci conosce e ci salva. Tra i personaggi che acclamano Gesù ci sono molti ricchi, che si riconoscono per il loro abbigliamento. Ma solo un bambino, figlio di poveri, mette il mantello sotto la cavalcatura del Signore: i “piccoli” accolgono il Messia. “In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà” (Lc 18,17). A destra, è situata Gerusalemme con il tempio al centro e sulla roccia, una quercia, simbolo della Chiesa. L'entrata di Gesù in Gerusalemme
La deposizione Il settimo giorno, il Sabato, Dio riposò da ogni sua opera (cfr Gen 2,2). Cristo, quando “già splendevano le luci del sabato” (Lc 23,54) viene calato dalla croce: ha compiuto ogni sua opera nella vita terrena e riposa nel sonno della morte. La Vergine accoglie nel suo grembo il capo di Gesù e vi appoggia il suo viso con materna tenerezza: i due s'intrecciano e si fondono in un solo atto d'amore. Maria esprime un dolore composto e sereno. Essa è l'unica con gli occhi aperti: guarda il Cielo, il suo è lo sguardo della fede che s'innalza verso il Padre. Il suo corpo è segnato dai flagelli, il costato è squarciato, “sono forate le sue mani e i suoi piedi”: è la debolezza di Dio, la sua risposta dinanzi ad ogni sofferenza e ad ogni forma di male. Questo corpo immolato è circondato da profonda pietà: San Giovanni bacia la sua mano, Giuseppe d'Arimatea in piedi si volge verso Cristo, Nicodemo inchinandosi completamente di fronte al Signore, abbraccia i suoi piedi. Dietro Maria il gruppo delle pie donne sconvolte, rappresenta il dramma dell'umanità dinanzi agli interrogativi posti dalla sofferenza, dall'ingiustizia e dalla morte. Abbandonato davanti alla pietra sepolcrale, il lenzuolo che avvolgerà il corpo di Gesù, è già l'annuncio della sua Risurrezione. Elemento centrale e sovrastante tutta l'icona è la grande croce nuda e nera, simboleggiante la morte di Cristo. Particolare il volto di Giuseppe d' Arimatea. Secondo la tradizione rappresenta l'invito a salirvi che viene rivolto a ogni cristiano. La croce aspetta tutti noi perché possiamo seguire le orme del Servo. Dio l'ha preparata come altare dove il cristiano “alter Christus” annunci, in ogni generazione, il Mistero pasquale.
L'icona rappresenta il momento in cui l'angelo Gabriele saluta Maria come “Piena di grazia” e le annuncia la nascita in lei del Figlio di Dio. Maria è in ascolto e sta per pronunciare il suo “Fiat”. Le mani aperte e l'atteggiamento di tutto il corpo indicano la sua accoglienza e docilità alla volontà divina. Dio per incarnarsi ha voluto che sua madre lo generasse liberamente con pieno consenso. La Vergine pronuncia, piena di umiltà, il suo “Fiat” a nome di tutti: “Sono la serva del Signore. Sia fatto in me secondo la tua parola” (Lc 1,38). In lei tutti dicono: Sì, vieni Signore! Fin dall'inizio della sua vita, Maria si consacra totalmente a Dio nella verginità e nella preghiera. Per l'integrità e la castità del suo essere, la Vergine personalizza la santità umana. E' chiamata: “Tutta santa”, “Panaghia”. Le stelle sulla fronte e sugli omeri indicano la sua verginità prima, durante e dopo il parto. Maria diviene il nuovo tempio in cui il Verbo di Dio ha scelto di stabilirsi. Per i Padri della Chiesa, Essa è ciò che di più santo c'era nell'antico tempio: il vero “Santo dei Santi”, “Arca della nuova Alleanza”. La Vergine riapre le porte del Paradiso, che Eva aveva chiuso con la sua disobbedienza. E' Lei la donna nemica del serpente, nella quale si compiono le parole del Genesi: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15). Maria, che ascolta, crede e concepisce il Figlio di Dio, è immagine di ogni cristiano. Infatti la proclamazione della Buona Notizia è il momento del concepimento di Cristo in noi, perché lo Spirito Santo copre con la sua ombra colui che ascolta e crede. Maria, nuova Eva è anche immagine della Chiesa che, come madre premurosa, ci porta nel suo grembo fino a che Cristo sia formato in noi e venga dato alla luce nelle acque del Battesimo. Ciò fa dire a San Cipriano: “Non può avere Dio per Padre, chi non ha la Chiesa per Madre”. Nel dipinto la Madonna è seduta su un trono. Secondo il Vangelo apocrifo di Giacomo, Maria è in casa quando l'angelo la visita. Un drappo rosso sul tetto indica infatti che la scena si svolge all'interno. L'arcangelo Gabriele, annunciatore per eccellenza dei messaggi salvifici di Dio, con la destra benedice la Vergine e con la sinistra tiene il bastone del messaggero. Il suo nome significa: “Potenza di Dio”. Dio dal cielo manda lo Spirito Santo sotto forma di colomba, che discende in un raggio di luce su Maria. Annunciazione
La Pentecoste La Pentecoste è l'invio dello Spirito Santo da parte del Padre. Il nome della festa ricorda l'evento accaduto, secondo il racconto degli Atti, 50 giorni dopo la Pasqua. Cristo, compiuta la sua missione, ritorna al Padre affinché lo Spirito Santo discenda in Persona su di noi. Dice San Simone: “Era questo lo scopo e la destinazione di tutta l'opera della nostra salvezza attuata dal Cristo: che i credenti ricevessero lo Spirito Santo”. E' una icona trinitaria. Con la Pentecoste la SS. Trinità viene ad abitare nell'uomo: “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14,20). La Pentecoste trasforma l'uomo da peccatore in santo. E' la festa della nascita della Chiesa, comunione tra gli uomini. Lo Spirito Santo riproduce sulla terra la rivelazione della comunione celeste delle Tre Persone divine. Il miracolo delle lingue nel primo discorso di San Pietro lo testimonia. Le lingue, che un tempo furono confuse, come ricorda l'episodio della torre di Babele, ora si uniscono nella conoscenza misteriosa della Trinità. La comunione ha una tale intensità che non si tratta più di conoscenza della lingua, bensì del parlare dello spirito allo spirito. Gli Apostoli seduti formano un arco. Tutti stanno sul medesimo piano e sono di uguale grandezza: E' l'armonia dell'unità, dono dello Spirito Santo. L'icona sottolinea il racconto degli Atti: “Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (At 2,3). Ciascun Apostolo riceve una lingua di fuoco “personalmente”. Lo Spirito Santo si dona in modo unico e personale a ciascuno. E' Lui che diversifica e rende ciascuno carismatico”. L'icona mostra il collegio dei dodici Apostoli, segno delle dodici tribù d'Israele. Alla destra della Vergine c'è San Pietro e alla sinistra San Paolo che, per la vastità e importanza della sua opera di evangelizzazione, è incluso tra gli Apostoli. Ogni Apostolo tiene in mano un rotolo, simbolo della predicazione della Buona Notizia. Il personaggio vestito da re, nella parte inferiore dell'icona, è il Cosmo. E' circondato da un arco nero, segno che l'universo è prigioniero del principe di questo mondo e della morte. Il Cosmo tiene nelle sue mani un panno con dodici rotoli, simbolo della predicazione dei dodici Apostoli e della Chiesa. Nell'icona ci sono due livelli: in alto è già la “nuova creazione”, operata dallo Spirito Santo alla quale aspira l'umanità; in basso lo Spirito Santo entra in azione con l'evangelizzazione per liberare e trasformare il Cosmo prigioniero della morte. Nella tradizione occidentale iconografica la Vergine appare al centro degli Apostoli. La sua presenza ricorda le parole degli Atti: “Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù” (At 1,14). Non era, infatti, possibile che Colei che aveva ricevuto lo Spirito Santo al momento della concezione non fosse presente alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. L'icona della Pentecoste mostra così anche il mistero della nascita spirituale dell'uomo.