In Avvisi parrocchiali

Carissimi, buongiorno.

Lasciate che mi rivolga a voi con la parola, che è certamente, anche se mediata da uno strumento, qualcosa di molto più vivo che un messaggino, anche se so di essere poco capace di vivere queste cose e di esprimermi attraverso questi mezzi.

Questa domenica, che è la quarta della Quaresima, ci propone il vangelo del cieco nato. Questo uomo, che fin dalla nascita è cieco, non riesce a vedere il senso della vita, la relazione con gli altri, magari potessimo anche noi riconoscere di essere ciechi!
Spesso siamo incapaci di riconoscere la nostra cecità profonda, non tanto quella fisica, ma quella morale, quella spirituale, quella profonda che ci separa dagli altri e soprattutto ci separa dalla conoscenza di Dio, del Signore e del suo amore.

Forse la situazione che stiamo vivendo è un aiuto, perché come al cieco nato il Signore ha messo del fango sugli occhi perché potesse andare a lavarsi, forse questa situazione è un aiuto perché ognuno di noi possa riconoscere la propria cecità! Come accade al cieco nato a cui Gesù mette appunto questo fango sugli occhi.

Grazie a Dio è successo a tanti prima di noi, e può succedere anche a noi!

Quello che per tutti mi viene da citare è San Francesco.
Fu la guerra fra Perugia e Assisi e il conseguente tempo di malattia, che gli fece alzare gli occhi e incontrare Gesù che poi riconobbe nei lebbrosi. È da quella speranza che poi cambia la sua vita, e che poi nasce anche la sua relazione con Dio che è espressa così meravigliosamente nella preghiera semplice: “Oh Signore fa di me uno strumento della tua pace. Dov’è odio che io porti l’amore, dov’è offesa che io porti il perdono, dov’è la discordia che io porti l’unione, dove è il dubbio che io porti la fede, dov’è errore che io porti la verità, dov’è disperazione che io porti la speranza, dov’è tristezza che io porti la gioia, dove sono le tenebre che io porti la luce”.

Oh maestro, fa che io non cerchi tanto di essere consolato quanto di consolare, di essere compreso quanto di comprendere, di essere amato quanto di amare poiché è dando che si riceve, è perdonando che si è perdonati, è morendo che si resuscita alla vita eterna!

Come non dire allora di fronte a questa domenica, a questa parola che il Signore ci rivolge: Signore apri il nostro cuore, perché possiamo accogliere e testimoniare te che sei la luce del mondo. Di fatto è lui che ci dice “Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita” !
Possa il Signore suscitare in noi la risposta di fede che io trovo cosi ben espressa  nella preghiera di Charles de Foucauld e che voglio almeno in parte riproporvi:

Padre mio, mi metto nelle tue mani, mi abbandono a te, mi affido a te.
Padre mio fa di me ciò che ti piace, qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio.
Grazie di tutto, sono pronto a tutto, accetto tutto perché si compia la tua volontà, in tutte le tue creature, in tutti i tuoi figli e in tutti coloro che il tuo cuore ama
“.

Buona domenica a tutti e lasciate che almeno spiritualmente possa inviarvi un’abbraccio di pace.

 

Don Marco

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