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LETTO SUI GIORNALI:



L' OSSERVATORE TOSCANO  13 dicembre 1998
Viene inaugurato la prossima settimana l'imponente ciclo pittorico realizzato da Kiko Arguello nella chiesa di San Bartolomeo in Tuto
Le gigantesche icone di Scandicci
 
di Timothy Verdon
Quando pochi giorni prima
di Natale, l'Arcivescovo di Firenze si recherà nella. Parrocchia di San Bartolo in Tuto, per benedire il monumentale ciclo pittorico iniziato dieci anni fa cd ora completo, si sentirà quasi «a casa sua». La grande chiesa di Scandicci, costruita tra il 1974 e il 1993 su progetto di Anna Gennarini, Mattia del Prete e Francisco Arguello, ha una forma ottagonale che, in ambito fiorentino, non può che ricordare il Battistero antistante Palazzo Vescovile, e le enormi «icone» che ricoprono  interamente la zo¬na alta dell'aula s'impongono con un effetto non dissimile a quella dei mosaici duecenteschi di San Giovanni. Così la periferia viene collegata all'epicentro, e la chiesa di una comunità giovane al tempio più vetusto della Diocesi.
Questi fatti rientrano in una tradizione tipicamente fiorentina, di ideale aggregazione del periferico al centrale, del nuovo all'antico. La prima grande chiesa «periferica» di Firenze, Santa Maria Novella – iniziata nel secolo XIII in un'area allora fuori le mura cittadine e inglobata solo con la costruzione della cinta arnolfiana a partire dal 1284 – ricevette subito una facciata in marmi bianchi e verdi a imitazione del Battistero. Questa facciata (ultimata nel Quattrocento da Leon Battista Alberti) aveva la funzione di testimoniare l'organico legame tra un quartiere nuovo e l'antico centro, nonché  il rapporto di figliolanza tra la basilica di un ordine mendicante (nel Duecento ancora una «novità» nella vita della Chiesa) e la più venerabile struttura dell'establishment ecclesiale locale: il Battistero, allora creduto di origine romana. Era quasi l'espressione architettonica del principio secondo cui ogni legittimo sviluppo dottrinale deve scaturire in maniera evidente dalla tradizione di fede della Chiesa.
La nuova chiesa di San Bartolo in Tuto si ricollega alla tradizione fiorentina soprattutto per il grandioso ciclo di dipinti eseguiti dallo stesso Francisco (Kiko) Arguello, co-fondatore del cammino neocatecurnenale. Prescindendo dalla scelta stilistica, assai singolare per Firenze (titaniche icone bizantine, nella città che sette secoli fa respinse "la pittura morta dei Greci", come il Vasari definì l'arte della Chiesa d'Oriente), ciò che colpisce è il rapporto di scala tra le immagini dipinte e la comunità celebrante.
 
Giovedì la benedizione del Cardinale
Presentazione solenne del ciclo pittorico realizzato nella chiesa di San Bartolo in Tuto a Scandicci. Un primo incontro su «Firenze e la fede attraverso l'arte» si svolgerà venerdì 11 dicembre alle 21,15 a cura di mons. Timothy Verdon. Domenica 13 alle 17 l'autore delle opere, Kiko Arguello, parlerà su «Solo una nuova estetica salverà la Chiesa». Il ciclo pittorico sarà benedetto dal cardinale Piovanelli giovedì 17 alle 21,15 in occasione del suo incontro con la parrocchia su «II Giubileo del 2000».
I quindici enormi riquadri a sfondo dorato, con figure di dimensioni superiori al naturale, hanno riscontro a Firenze solo nei mosaici di San Giovanni e negli affreschi monumentali delle basiliche dei frati. A San Bartolo in Tuto, come nel Battistero o nella Cappella Maggiore di Santa Croce, il credente viene a trovarsi circondato, quasi immerso nella trama del narrativo sacro: un lector in fabula invitato a configurarsi a quanto vede tutt' attorno.
In un contesto simile, la vita della comunità si misura continuamente con la stessa vita di Cristo, illustrata nelle quindici scene del «cielo» della chiesa: l'una s'inserisce nell'altra, sottomettendosi alla sua logica misterica. Attraverso le leste dell'anno liturgico, attraverso gli anni di vita del gruppo, la verità di Cristo, «immagine dell'invisibile Dio» s'imprime sull'autocoscienza collettiva, contrapponendosi alle false immagini del «Truman Show» in cui ormai viviamo.
Il 17 dicembre, quando il Cardinale parlerà a San Bartolo in Tuto sul tema del Giubileo, la festa della prima «venuta» di Cristo sarà alle porte. Immaginare - in questa chiesa la cui forma allude alla octava dies - il Vescovo (che in sé è segno dello Sposo che verrà), sotto ' l'immagine centrale del ciclo pittorico, raffigurante il Risorto recante la scritta «vengo presto», fa pensare alle parole del Prefazio della notte di Natale, in cui la Chiesa ringrazia il Padre perché «nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all'amore delle cose invisibili».
Nel ciclo di pitture di San Bartolo in Tuto una comunità parrocchiale riscopre la dimensione visionaria, l'elevazione «all'amore delle cose invisibili» che l'Incarnazione del Verbo di Dio ha predisposto. Pub riscoprire anche il legame con il passato, e specificamente con la tradizione della Chiesa, che è uno dei temi del Grande Giubileo: «Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre» Tertio millennio adveniente).



LA NAZIONE Domenica 27 novembre 1994


SCANDICCI /SAN BARTOLOMEO IN TUTO TRIPLICA GLI SPAZI
Nascerà un centro per aiutare i più deboli degli anni 2000

Servizio di 
Massimo Parisi
SCANDICCI — Lo chiamano «Centro sociale di sviluppo comunitario»: è la sfida della parrocchia di San Bartolomeo in Tuto agli anni 2000, per «una migliore qualità del vivere urbano a Scandicci». Oggi pomeriggio a partire dalle ore 16 don Marco Calamandrei, insieme ai progettisti, all'architetto Alberto Durante, all'ingegner Giuseppe Padellaro e a tutto il pool di professionisti che ha lavorato al piano, e alla presenza anche del sindaco di Scandicci, Gianni Bechelli, presenterà il progetto del nuovo complesso di San Bartolomeo in Tuto, un ampliamento della attuale parrocchia, che risale soltanto a dieci anni fa. La chiesa, che sorge fra il viale Aldo Moro e la via Salvemini, non basta più alle esigenze della parrocchia, che ha un bacino di riferimento nel centro nuovo di Scandicci di oltre 8.000 persone. La fervida attività dei gruppi e delle comunità parrocchiali ha bisogno di nuovi spazi per dispiegarsi in tutti i suoi effetti: nella parrocchia si ritrovano 14 piccole comunità composte da 40-50 persone ciascuna e 10 gruppi formati da una dozzina di persone.
«La nostra vita comunitaria -- spiega don Marco Calamandrei -- ci consente di ricostruire un tessuto sociale: con questa azione possiamo vincere la solitudine ed aiutare le famiglie a superare le situazioni di disagio di cui è piena la nostra società». Ma anche solo per potersi riunire questi gruppi hanno bisogno di spazi adeguati per non dover ricorrere ai «doppi turni»: e quindi ecco il nuovo progetto.
La parrocchia di San Bartolomeo in Tuto in pratica triplica: intanto con un primo lotto di lavori che, dopo la realizzazione delle opere di urbanizzazione e la risistemazione dell'area esterna, porterà alla costruzione del campanile (di cui la chiesa è ancora sprovvista) e di una prima grande aula per riunioni che sorgerà nel terreno accanto all'attuale struttura architettonica. Poi, con l'aiuto delle offerte dei parrocchiani, andrà avanti la costruzione della restante parte della struttura con altri due corpi che ospiteranno aule, sale per riunioni e anche delle camerette per il ricovero di persone in difficoltà. Infine l'ultima struttura, una grande mensa che sarà realizzata, nell'ultimo lembo di terreno che va verso via Salvemini. Qui si troverà anche spazio un ambulatorio, uno spazio per la Caritas, ed altri locali per l'attività sociale della parrocchia.
Tutto questo rispecchiando l'impostazione della attuale chiesa a pianta ottagonale che si ripete anche per i corpi dei nuovi edifici: complessivamente i metri cubi di nuova edificazione dovrebbero essere circa 35.000, per 7.500 metri quadri di superficie coperta. Un'opera quindi non di poco conto, che potrebbe arrivare a costare una decina di miliardi. 



l'osservatore                   25 maggio 1997
TOSCANO           
San Bartolo in Tuto, via ai lavori di un grande complesso parrocchiale: sale, mensa, cellette...Nasce la «cittadella della fede» di Rita Di Goro

E' sufficiente l'edificazione di un nuovo complesso parrocchiale per curare le ferite che affliggono l'uomo moderno? No di certo, ma a San Bartolo in Tuto nel cuore di Scandicci, l'assioma è rovesciato: come faremo ad offrire alla comunità civile un 'ospedale dello spirito, un luogo dove accogliere ed aiutare i divorziati i non credenti, coloro che soffrono l'inquietudine di una società che non riesce a dare risposte agli interrogativi fondamentali della vita, se non ci dotiamo di strutture adeguate?
La sfida imposta dalla secolarizzazione del mondo moderno è quella di riconfigurare la parrocchia rendendola capace di accogliere l'uomo contemporaneo che si è allontanato dalla Chiesa, di sostenere la famiglia mononucleare, che di fatto viene lasciata ogni giorno di più a se stessa e non è più in grado di ammortizzare il dilagante disagio sociale.
E da queste riflessioni che la grande avventura della comunità di San Bartolo ha avuto inizio. Con l'aiuto del vescovo ed i contributi della Cei, ma soprattutto con la partecipazione di un buon numero di laici. Sono stati raccolti i due miliardi e cinquanta milioni necessari per portare a termine il Primo lotto, che risponde alle esigenze più immediate della Parrocchia: una aula magna capace di accogliere 300 Persone, per i momenti e gli incontri più significativi, l'ampliamento della canonica, gli uffici e sei «sale celebrative» per meglio vivere l'iniziazione cristiana di adulti, giovani e fanciulli e riunire le espressioni dei vari gruppi.
«Con la benedizione della prima pietra ad opera del Cardinale - ha dichiarato il parroco, don Marco Calamandrei - abbiamo ringraziato il Signore, ma dobbiamo ringraziare anche gli uomini La nostra parrocchia si è lanciata in un'avventura che ha bisogno del contributo di tutti. In tanti hanno dato di ciò che avevano per vivere, magari impegnandosi a pagare una quota per i prossimi tre anni; il terreno è stato donato, il nostro vescovo ci ha aiutato e ha voluto essere presente, il vicesindaco Franco Gentile ci ha districato dalle pastoie burocratiche: l'architetto Durante e l'ingegner Padellaro, insieme alle maestranze della ditta Rosso, hanno profuso e profonderanno la loro intelligenza e tutte le loro energie in questa opera. Siamo consapevoli di essere solamente all'inizio, e col tempo vedremo dove ci porterà la volontà del Signore».
Il cardinale ha sottolineato la concomitanza della benedizione con il giorno dedicato alla Madonna di Montenero, patrona della Toscana. «La Madonna - ha detto - è colei che protegge ogni principio; la grandezza della Vergine è l'adesione alla Parola, il suo affidarsi completamente al progetto di Dio. Prego perché con il progredire dell'opera voi scopriate veramente cosa il Signore vuole da voi e cosa tutto ciò possa rappresentare per la vostra comunità».
La Pietra sarà murata nell'edificio non appena questo emergerà dalla terra. Al suo interno il cardinale ha sigillato una pergamena nella quale si invoca l'intercessione di tre uomini simbolo dell'esperienza di fede a Firenze: don Giulio Facibeni, il cardinale Elia Dalla Costa e Giorgio La Pira. L'intero progetto prende il nome di «città della fede., e sarà per la parrocchia un luogo ove si educa alla fede dove si ricostruisce il tessuto della comunità cristiana e dove si contribuisce alla rieducazione della società civile.
L'opera viene ad aggiungersi alla chiesa parrocchiale inaugurata nel 1979 e ormai diventata insufficiente per le esigenze della comunità. iI Primo gruppo di edifici impegnerà un anno di lavori; in seguito, se possibile, verranno realizzati anche un «santuario della parola» con annessa biblioteca, per conoscere e approfondire le Sacre Scritture, un centro Caritas, una «mensa» per i momenti di condivisione delle diverse espressioni parrocchiali e di sollecitudine per i poveri, le «cellette» per l'accoglienza di chi si trovi in stato di assoluta precarietà e come centro vocazionale per i giovani. Tutte le strutture avranno un uso polivalente, secondo quelle che saranno negli anni a venire le esigenze della parrocchia.



Firenze metropoli
Sabato I 7 maggio 1997 LA NAZIONE
SCANDICCI S. BARTOLO
Piovanelli «muratore» per la prima pietra della «città della fede»

SCANDICCI — Erano oltre cinquecento. Una folla di fedeli ha accompagnato il cardinale Silvano Piovanelli che giovedì pomeriggio ha posato e benedetto la prima pietra di quella che qualcuno ha definito «la cittadella dello spirito». La chiesa di San Bartolo in Tuto ha così dato il via al proprio maestoso ampliamento che da piccola canonica la porterà a diventare una mega struttura di 8.000 metri quadri con centro di accoglienza, uffici, sale riunioni, refettorio, cellette e biblioteca. Tra i presenti, il viceprefetto Taggi, il senatore Ivo Butini, il vicesindaco di Scandicci Franco Gentile e ovviamente il parroco di San Bartolo don Marco Calamandrei.