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Lettera alla Parrocchia
Il Cardinale Arcivescovo di Firenze Ai fratelli in Cristo della comunità parrocchiale di San Bartolomeo in Tuto

1. Saluto con affetto il parroco don Marco; gli altri presbiteri, don Francesco, don Paolo e don Walter; i diaconi Riccardo e Renato; gli operatori pastorali e tutta la comunità parrocchiale. Grazie per l’accoglienza cordiale e festosa che mi avete riservato nel corso della visita che presso di voi si è svolta dal 26 febbraio al 4 marzo 2007. Ho trovato una comunità assai viva, specialmente per la presenza di ben venti comunità neocatecumenali, dono splendido di cui ringrazio il Signore e risorsa preziosa per le molteplici attività di pastorale parrocchiale generale. Mi congratulo dunque per l’esperienza delle comunità neocatecumenali – intensa, impegnativa ed esaltante – ma anche per le diverse iniziative, incontri e itinerari offerti a tutti. Sono lieto di aver incontrato in questa parrocchia molti che hanno fatto e fanno la scelta di seguire Cristo in modo radicale e coerente. Essi sono una luce anche per tanti cristiani che vivono nel compromesso e si adagiano nella mediocrità, come per tanti che non credono. Li ringrazio, esortando tutti a rimanere perseveranti e saldi nella vita di fede. A tutti assicuro il frequente ricordo nella mia preghiera, in particolare ai malati e agli anziani che ho incontrato durante la visita. Ora, dopo aver visitato tutte la parrocchie del Vicariato di Scandicci, vengo a consegnarvi le seguenti indicazioni pastorali, perché siano conosciute, meditate richiamate alla memoria, attuate il più possibile.
2. Ravvivare e rafforzare incessantemente la nostra identità di cristiani; rimettere continuamente Cristo al centro della nostra vita: ecco la priorità assoluta, per i singoli fedeli e per la comunità ecclesiale. Per essere cristiani non basta essere onesti e impegnarsi per i grandi valori umani (libertà, giustizia, solidarietà, pace); non basta neppure credere in Dio. Occorre riconoscere Gesù come Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso e risorto, vivente e presente in mezzo a noi, unico Salvatore di tutti gli uomini, cristiani e non cristiani di buona volontà. Egli con amore di predilezione ci ha chiamati a far parte della sua famiglia; ci ha riuniti nella sua Chiesa; ci ha scelti per essere suoi discepoli, amici, fratelli e collaboratori. Con la potenza della Spirito Santo, assicura l’offerta della grazia attraverso i sacramenti e l’offerta della verità attraverso l’insegnamento del Papa e dei Vescovi uniti a lui; ci dà segni credibili della sua presenza nella storia attraverso i santi eroici, i miracoli, le apparizioni e le esperienze mistiche; risponde pienamente alle esigenze più profonde del nostro cuore (vivere in modo sensato e bello, essere amati e amare, ottenere la felicità). Possiamo dunque e dobbiamo aderire a lui con fede ragionevole, convinta, appassionata e operosa; appartenere a lui come membri vivi della sua Chiesa, imparare a vivere insieme a lui con gioia e con coraggio, come se lo vedessimo con gli occhi, cercando di osservare i suoi comandamenti comuni per tutti e di seguire generosamente i suoi inviti personali al bene, confidando sempre nella sua misericordia e rialzandoci prontamente quando cadiamo nel peccato, andando controcorrente rispetto alla mentalità secolarizzata e materialista diffusa nel nostro mondo. Due segni molto importanti della nostra appartenenza a Cristo sono la Messa e la Missione: partecipare, anche con sacrificio, alla Messa ogni domenica e uscire dalla Messa desiderosi di portare agli altri l’amore e la gioia, che il Signore ci ha comunicato, in tutti gli ambienti, in tutte le relazioni e attività di ogni giorno. La domenica è la nostra Pasqua settimanale. Il Signore risorto ci chiama a riunirci intorno a lui in assemblea. Mediante la liturgia della Parola ci rivolge la sua parola viva per dirci il suo amore e sollecitare la nostra risposta. Ci dona se stesso e ci comunica lo Spirito Santo mediante l’Eucaristia, unendoci a sé tra noi. Ci muove a condividere con gli altri la nostra esperienza di fede nel vissuto quotidiano.
3. La creatività e l’innovazione della comunità ecclesiale va concentrata su un obiettivo di urgenza e necessità vitale: costruire concretamente la parrocchia come famiglia di famiglie. Occorre intensificare i rapporti tra parrocchia e famiglia, secondo due dinamiche: convocare le famiglie e andare alle famiglie. Promuovendo opportune iniziative lungo queste due direttrici, si rafforza il senso di appartenenza alla comunità e si offre una rete di vicinanza e di sostegno alle famiglie nelle loro difficoltà spirituali e materiali. Nella dinamica del convocare possono trovare posto: gli incontri, le feste e le giornate per tutte le famiglie, la prolungata preparazione dei fidanzati al matrimonio intesa come itinerario di fede e tirocinio di coppia, (preghiera insieme, dialogo, aiuto e servizio reciproco, capacità di sacrificio e capacità di perdono); il coinvolgimento sistematico dei genitori nell’iniziazione cristiana dei figli (qualche incontro pre-battesimo, almeno due o tre incontri annuali post-battesimo per l’educazione dei bambini da 0 a sei anni, offrendo anche sussidi e suggerimenti pratici; itinerario integrato per genitori e figli in preparazione alla prima comunione e alla cresima). Nella dinamica dell’andare alle famiglie nelle loro abitazioni occorre prima di tutto individuare, motivare e formare adeguatamente le figure ministeriali necessarie, da responsabilizzare preferibilmente nei vicini di casa. Più volte all’anno (Ad es. all’inizio dell’anno pastorale, prima di Avvento, prima di Quaresima, nel tempo pasquale,prima dell’estate) i visitatori potrebbero incontrare le persone consegnando a mano il giornalino parrocchiale, oppure una lettera del Parroco con qualche messaggio informazione o invito, oppure un sussidio semplice per la preghiera in famiglia secondo i tempi liturgici, (Ad es. schede con testi del Vangelo, alcune domande per la riflessione, il dialogo e i propositi, un’orazione per pregare insieme), ma soprattutto dovrebbero stabilire rapporti di cordialità e confidenza, interessarsi con rispetto e premura al vissuto delle persone, procurare eventualmente qualche aiuto di cui ci fosse bisogno. Progressivamente, con l’andar del tempo, si potrebbe proporre ogni tanto anche qualche incontro di vicinato. Raccomando rispettosa attenzione e cordiale accoglienza verso le persone in situazione di convivenza irregolare, che non possono accedere alla comunione eucaristica, ma possono partecipare a molte attività parrocchiali.
4. Raccomando vivamente la crescita numerica e qualitativa degli operatori pastorali: Catechisti dei ragazzi e degli adulti, Ministri straordinari della Comunione, Animatori della liturgia, Animatori della Pastorale familiare, Animatori della cooperazione missionaria tra le Chiese. Queste figure ministeriali non dovrebbero mancare, senza trascurare gli altri incarichi che possono essere ugualmente preziosi. Evitare che poche persone monopolizzino tutti i servizi. Valorizzare gli anziani. Affidare impegni precisi, anche per singole iniziative, ai giovani, per inserirli concretamente nella comunità e avere così l’opportunità di proseguire la formazione della loro intelligenza e affettività, a partire dai loro interessi. Raccomando la conoscenza reciproca e il coordinamento tra i vari operatori, settori pastorali e gruppi. A riguardo è da promuovere ogni tanto qualche incontro comune di preghiera, riflessione, scambio di esperienze, amicizia, collegamento con le iniziative diocesane.
5. Anche a livello di vicariato va intensificata la collaborazione, che per latro mi sembra già ben avviata e assai promettente. La pastorale delle famiglie, della scuola e del lavoro, il volontariato, le iniziative culturali, la cooperazione missionaria tra le chiese sono i settori da privilegiare. Valorizzate i gruppi di famiglie, il laboratorio socio-culturale, i gruppi missionari, le associazioni, i nuovi movimenti, le comunità, i gruppi vari, creando sinergia in un clima di fraterna amicizia. Invito inoltre a verificare se non sia meglio in qualche chiesa ridurre il numero delle messe, per poter curare meglio la celebrazione e per potersi dedicare alle confessioni, magari rivedendo, se fosse opportuno, qualche orario anche di intesa con le parrocchie vicine. Dove ci sono più sacerdoti in una stessa parrocchia li invito ogni mese a fare un incontro per la revisione di vita e servizio pastorale.
6. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è rappresentativo e ben articolato, si incontra con regolarità e appare funzionale al compito di sostegno ai sacerdoti che guidano la parrocchia. Oltre che all’animazione della pastorale ordinaria di una comunità già molto vivace e impegnata, il CPP dovrà aiutare a cogliere le sfide che l’attuale contesto socio-culturale pone alla comunità cristiana, in modo da far crescere sempre più nella parrocchia l’impegno missionario.
7. Il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, in una realtà complessa come la vostra, è chiamato a svolgere con cura e attenzione il proprio compito, affinché l’amministrazione delle diverse realtà risulti chiara e trasparente. La gestione dei beni sia fatta con regolarità e con precisi piani finanziari; si prosegua secondo i criteri patrimoniali e amministrativi adottati lodevolmente fino ad oggi, curando in modo particolare che il tutto vada a vantaggio, sempre della Chiesa, per l’evangelizzazione e l’annuncio del Regno di Dio.
8. Il gruppo Caritas, ormai consolidato da anni, si impegni sempre più nel coinvolgimento, di tutta la comunità, valorizzando l’azione, ma anche, e prima di tutto, la formazione. Non si dimentichi che scopo della Caritas parrocchiale è proprio quello di ravvivare in tutta la comunità lo spirito evangelico che chiede una testimonianza concreta della propria fede. E’ importante consolidare i rapporti con le altre parrocchie del vicariato e con la Caritas Diocesana. Particolare attenzione sia posta al centro di ascolto alle famiglie e alla neonata esperienza della Misericordia.
9. La dimensione missionaria innervi la vita della parrocchia in tutte le sue attività. A questo scopo si sfrutti al meglio l’esperienza dei parrocchiani che sono direttamente coinvolti nella missione, facendo sì che questa abbia una ricaduta significativa nel cammino della comunità, coinvolgendo tutti, dai più giovani che ricercano la propria vocazione agli adulti che la devono vivere in modo sempre più radicale e limpido.
10. La liturgia, e in particolare la Celebrazione Eucaristica domenicale, è il culmine e la fonte di tutta la vita della parrocchia. Nonostante già sia sentita e vissuta così da molti, non ci si stanchi di inculcare in ogni fedele la importanza ecclesiale di questo appuntamento nel giorno del Signore. Si abbia sempre cura nel preparare le celebrazioni disponendo una buona animazione e un’articolata ministerialità, da incrementare e formare adeguatamente.
11. Si moltiplichino gli sforzi per offrire proposte di catechesi per gli adulti, sostenendo i gruppi di catechesi permanente già presenti, promuovendone di nuovi e individuando anche altre possibilità adatte ai ritmi di vita e alle possibilità di tutti.
12. Il Cammino Neocatecumenale e altre associazioni e movimenti presenti in parrocchia sono da accogliere come doni di Dio, e da valorizzare come possibilità che lo Spirito offre per conoscere ed amare sempre più il Signore e la sua Chiesa. La loro presenza non sia mai causa di divisioni o contrapposizioni nella parrocchia, ma diventi uno stimolo per tutti a crescere secondo la legge della più autentica comunione ecclesiale.
13. Ancora un grazie di cuore per l’accoglienza che mi avete riservato. “Fratelli miei carissimi, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore”(Fil 4,1): André Frossard diceva: “Quando si sa che c’è un altro mondo, che la vita continua in eterno, bisogna dirlo. Quando si sa che non c’è e non ci sarà mai un’altra speranza per gli uomini al di fuori della speranza cristiana, bisogna dirlo!” Non abbiate paura, siate missionari, testimoniate Cristo con la vita e la parola! L’Eucaristia, mistero della nostra fede, nutra il vostro incontro con lui e non vi faccia mai mancare la spinta e la forza per l’annuncio e la testimonianza.

Firenze, 10 giugno 2007 Solennità del Corpus Domini Ennio Card. Antonelli