In Visita Pastorale

Visita pastorale alla Parrocchia di S. Bartolomeo in Tuto Incontro con l’esperienza del Post-cresima
Scandicci – 26 ottobre 2019

Cardinale  Giuseppe Betori

 

Non ho molto da dire se non rallegrarmi, perché mi sembra un’esperienza molto bella, anzitutto perché questa esperienza costituisce una modalità di accoglienza dei nostri adolescenti e dei nostri ragazzi giovani. Mi sembra importante che esista un’offerta fatta a loro per non rimanere soli, con i propri problemi, con le proprie difficoltà e le proprie esi-tazioni, che sono tipiche della persona che cresce. Non si tratta di niente di particolare, ma è solo che si cresce attraverso i dubbi e gli interrogativi, perché se noi teniamo tutto piatto non è che si muove qualcosa. La nostra vita si muove quando c’è qualcosa che ci stimola a rimetterci in discussione. Non dobbiamo aver paura del metterci in discussione, perché esso è il modo in cui cresciamo.
Come diceva ultimamente Giovanni, se per crescere io mi devo appoggiare solo sul-le mie forze e non ho un contesto di confronto, di amicizia – soprattutto di quello che lui ha chiamato il tutore, cioè quella persona di cui ci si può fidare, con la quale ci si può con-frontare e alla quale si può chiedere un’esperienza e non semplicemente un’idea o una dot-trina – senza questo, la crescita diventa sempre più difficile ed è anche possibile che qual-che pianta, che magari cresce con tanta velocità, poi con altrettanta velocità venga abbattu-ta da un contesto ambientale sfavorevole.
Direi che questo è un primo aspetto che mi colpisce molto, che ci sia un’attenzione specifica a questa fascia di età a cui si risponde.
Ora non è che il post-cresima sia solo qui, è dappertutto. Ma quello che a me piace nella vostra esperienza è la organicità della proposta. Le singole cose, dai campi-scuola al pregare insieme o al mangiare insieme, si fanno un po’ dappertutto, ma mi sembra che quello che è bello in questo modello di post-cresima è proprio il fatto che le cose sono or-ganicamente strutturate, in modo tale che non si va alla ventura senza sapere da dove si parte e dove si va. Qui si parte da quello che pensa il mondo e pensano i ragazzi e si arriva a cosa cambia nella vita del ragazzo dopo aver riflettuto su questi temi alla luce della Paro-la e alla luce della fede della Chiesa, secondo tutti i vari passaggi che prima mi avete mo-strato. Questa mi sembra una cosa molto bella: l’aver pensato un modello che costituisce un alveo su cui può scorrere il fiume della vita di questi giovani, senza che si disperda, proprio perché ha dei riferimenti molto precisi, che sono gli elementi che avete detto, sia i cinque momenti comunitari, sia la struttura degli incontri. Questo mi sembra molto positi-vo e molto bello.
Adesso faccio tre considerazioni, che non chiamerei richiami, ma tre prospettive che secondo me ci devono stare a cuore. La prima è che questo termine “post-cresima” non mi piace, perché è negativo, indica che non è più la cresima. Mi piacerebbe che voi inventaste qualcosa di positivo, tipo “un itinerario per adolescenti”. Trovate qualcosa che dica in po-sitivo, non il distaccarsi da ciò che è stato finora, non che non è più il catechismo. È impor-tante dire che non stiamo ancora facendo il catechismo, perché molto del post-cresima che viene fatto nelle parrocchie viene rifiutato dagli adolescenti e dai giovani proprio perché viene proposto loro come un catechismo continuato. E questi dicono: «Non siamo più bambini, siamo ormai giovani». Da questo punto di vista, credo che sarebbe bello – ve lo suggerisco, chiedetelo a Kiko o a chi volete – che si dica positivamente quello che è questa esperienza e non solo negativamente quello che non è: non più catechismo. Fatevi trovare un’espressione adatta da chi ha inventato il tutto, perché la struttura è talmente chiara che l’idea c’è, bisogna dargli un nome, perché a me quello attuale sembra un po’ limitativo.
Un’altra cosa che vi suggerirei è che il Magistero della Chiesa non è soltanto il Ca-techismo della Chiesa Cattolica, perché c’è una catechesi pensata apposta per gli adole-scenti, che in Italia è il Catechismo dal nome “Vi ho chiamato amici”. Mi piacerebbe che, oltre a far riferimento alla dottrina che sta nel Catechismo della Chiesa Cattolica, questi ragazzi potessero incontrare anche il modo in cui questa dottrina è stata modulata sul loro linguaggio dalla Chiesa italiana. Mi piacerebbe che accanto al Catechismo della Chiesa Cattolica poteste usufruire anche di questo libro che si chiama “Vi ho chiamato amici”. Fra l’altro voi siete legati molto alla catechesi della Conferenza Episcopale Italiana, perché ho visto che nel catechismo della iniziazione cristiana dei fanciulli seguite i tre testi del cate-chismo della CEI. Il quarto è questo “Vi ho chiamato amici”. Vi esorto ad andare a vedere in quel testo il modo in cui si è cercato di dare un linguaggio più vicino ai giovani rispetto a quello, che sta sopra a tutto e sopra a tutti, che è il Catechismo della Chiesa Cattolica. Esiste anche il Catechismo della Chiesa Cattolica riproposto in pillole per i giovani. Ma il problema non è quello di sezionare i grandi contenuti per ridurli a pochi, quanto quello di trovare il linguaggio giusto. La Chiesa italiana ci ha provato: il linguaggio che ha trovato non è quello giusto? Cambiamolo. Ma l’idea che ci deve essere un Magistero anche per gli adolescenti mi sembra un’idea molto importante.
L’ultima annotazione è che non mi dispiacerebbe che questa esperienza avesse an-che – forse ce l’ha ma non è emerso, se non in un punto che poi dirò – un respiro più orien-tato non solo dentro alla problematica esistenziale di questi giovani, ma anche verso i pro-blemi sociali che stanno intorno a noi. Qualcosa fate, perché, quando andate all’ospedale, dimostrate che c’è una dimensione della malattia e della sofferenza che aiuta ad affrontar-le. In questi giorni la Chiesa mondiale sta riflettendo sull’Amazzonia, su quale sarà il suo futuro, sia da un punto di vista pastorale (quindi l’annuncio della fede e l’interrogativo su come riuscire a far vivere le Chiese in Amazzonia, dove le distanze sono enormi), sia an-che dal punto di vista ecologico, con il problema della sopravvivenza del pianeta. Voi sa-pete che su questo argomento il Papa ha scritto un’enciclica, la “Laudato sì”. È necessario fare spazio anche a queste tematiche in cui la fede non incrocia soltanto la persona, o le relazioni tra le persone, ma anche i grandi problemi sociali e politici che scuotono l’uomo di oggi.
Tante volte la fede è messa in questione da culture diffuse e da scelte legislative – per esempio sull’eutanasia, sull’aborto, e così via – per cui credo che sia importante per
questi giovani aprire la prospettiva sulle problematiche sociali e politiche. Perché poi essi si incontreranno con queste grandi questioni.
Per esempio: con Greta o contro Greta?, o con Greta come? Non è detto che tutti i modi con cui si va dietro a Greta siano giusti. Anche lei stessa ha atteggiamenti che io pos-so condividere, insieme ad altri più discutibili, come il fatto che dia tutta la colpa alle ge-nerazioni passate. Mi sembra troppo facile colpevolizzare le generazioni passate, perché così crei un nemico e ti rendi innocente, continuando però a usufruire di tutto il benessere che questo nemico in questi secoli, sbagliando, ti ha creato. È necessario essere chiari, per-ché c’è molta problematicità dentro tutta la tematica ecologica. Dobbiamo salvare solo la natura, o anche l’uomo? L’uomo fa parte del problema ecologico oppure no?
L’enciclica “Laudato sì” è molto chiara da questo punto di vista: l’ecologia non è soltanto la purificazione dal CO2, ma è anche la purificazione del cuore, dei rapporti inter-personali. Il Papa è molto chiaro su questo punto: l’inquinamento del mondo dipende dal fatto che viviamo in una società ingiusta; quindi esso dipende dal cuore dell’uomo. Non è che se eliminiamo il CO2, perché magari lo produciamo con le centrali idroelettriche fuori dalle città, con questo abbiamo eliminato i problemi. A me fa anche un po’ ridere l’idea che dobbiamo convertirci tutti alle auto elettriche. Sappiamo bene che la maggior parte dell’elettricità non viene da fonti rinnovabili, viene invece da fonti non rinnovabili, come il petrolio, il carbone e così via. In questo modo hai solo spostato l’inquinamento un po’ più lontano da te, inquinando altrove invece che vicino a te. Invece di morire tu, ammazzi altri.
Io ho fatto pastorale giovanile per tanti anni quando ero prete giovane e so che i giovani succhiano soprattutto su quelli che sono i problemi del loro cuore e della loro men-te. Dobbiamo invece essere capaci – io non lo ero così bravo, voi cercate di esserlo – di aprire oltre la richiesta, per innestare nuove domande sullo scenario più ampio della vita.
Questi tre appunti che ho fatto nulla tolgono al mio apprezzamento e ai miei ralle-gramenti per quello che ho ascoltato, sia dall’impostazione che Giovanni mi ha spiegato, sia dalle testimonianze che mi avete dato voi. Tutto si gioca sulla vita di ciascuno di voi; per questo è molto importante che quello che ricevete sia una risposta per le vostre attese.
Queste mi sembravano le cose fondamentali da dirvi. Sono anche molto grato ai pa-drini, a queste famiglie che allargano la loro attenzione non solo ai propri figli, ma anche a questi altri figli con cui il Signore li ha fatti incontrare. Anche questo mi sembra molto bello e positivo.
La considero quindi un’esperienza davvero bella e vi ringrazio di questa testimo-nianza che mi avete dato.

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