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La modernità si pone come autosufficiente e capace di fare a meno di ogni istanza religiosa salvo poi ripiegare in forme primitive di ricerca del senso della vita (magia, sette, ecc.).
Le “Chiese” sono viste come impalcature necessarie per “disabili”, gente non ancora sufficientemente sviluppata.
La consapevolezza di questa realtà che ci circonda ed è sempre più invadente ci ha fatto, da lungo tempo, scegliere di incentrare la pastorale della Parrocchia sulle catechesi degli adulti e la trasmissione della Fede sapendo che pur essendo necessario promuovere l’esistente e non far mancare a nessuno l’alimento necessario, è tuttavia indispensabile affrontare di petto il problema di oggi:
Si è oggi capaci, come Chiesa, di formare cristiani adulti, in grado di dialogare, senza complessi con l’uomo di oggi?
È un lavoro faticoso che nella nostra parrocchia va avanti da trenta anni, ma oggi possiamo dire che la sfida si può vincere.
È vero che la Fede ci ha sempre dato questa certezza, ma una parrocchia che vive una pastorale integrata, dove la famiglia, la piccola comunità ecclesiale, la comunità parrocchiale si valorizzano a vicenda, sapendo quanto ognuna ha bisogno dell’altra ed è chiamata a fornire e rispettare le peculiarità di ciascuna dimensione, è indubbiamente un forte segno che testimonia: “anche in questa generazione il cristianesimo può efficacemente dire la sua”.
Il Papa Giovanni XXIII°, nella Costituzione Apostolica “Humane Salutis” (1961), indicendo il Concilio, esordisce: “La Chiesa oggi assiste ad una crisi in atto nella società. Mentre l’umanità è alla svolta di un’era nuova, compiti di una gravità ed una ampiezza immensa attendono la Chiesa, come nelle epoche più tragiche della sua storia. Si tratta infatti di mettere a contatto con l’energie vivificatrici e perenni dell’Evangelo il mondo moderno.”. (n.2):
È dalla risposta a questa urgenza, il Concilio Vaticano II°, che la Chiesa ha ritrovato la sua natura più profonda che è COMUNIONE e MISSIONE insieme.
Pertanto il nostro piano pastorale stabilisce che:
Scopo di tutta l’azione pastorale sarà quello di condurre la Parrocchia a vivere come “comunione eucaristica”, che cammina verso il Regno, vivendo una comunione da cui procede la missione. (Doc. Sin. Fiorentino, 8)
Per dare una risposta efficace alla diffusa esigenza di una dimensione più umana nei rapporti interpersonali che nell’attuale società sono contrassegnati dalla massificazione e insieme dall’anonimato, nonché per favorire una vita di Chiesa più intensamente partecipata, la Comunità Parrocchiale assumerà sempre più la forma concreta di “Comunità di piccole comunità ecclesiali” nella quale più facilmente sarà data risposta a questo desiderio di concretezza nei rapporti (cf. E. N., 58; S. Domingo – IV Conferenza Generale dell’Episcopato latinoamericano, 142).
Questa accentuazione della vita comunitaria sopra espressa e motivata tiene conto del fatto che “con le sue determinazioni concrete e i suoi limiti, la comunità non mortifica l’ampiezza e la profondità della comunione e neppure la esaurisce; ne è come il sacramento, cioè la manifestazione e lo strumento che la svela presente nella storia degli uomini” (Comunione e Comunità - CEI, 15).
Inoltre nella comunità parrocchiale avrà un ruolo particolare la famiglia che per il sacramento del matrimonio è costituita come “cellula viva e vitale” del Popolo di Dio. Essa è unita alla Chiesa con un legame originale, donato dallo Spirito Santo, che nel sacramento fa della coppia e della famiglia cristiana un riflesso vivo, una vera immagine, una storica incarnazione della Chiesa (Comunione e Comunità nella Chiesa domestica – CEI, 15).
IL PARROCO